Alessio Sitran, VDO: tachigrafo, pronti, partenza, via (con l’arbitro in arrivo)

Intervista esclusiva a Alessio Sitran, Manager Legal Requirements VDO

Il 2024 è stato l’anno che ha traghettato il settore del trasporto verso la prima scadenza del Pacchetto Mobilità con l’obbligo per i veicoli con massa complessiva superiore ai 35 quintali impegnati in attività internazionali, immatricolati prima del 15 giugno 2019 e equipaggiati con tachigrafo analogico o digitale di prima generazione, di dotarsi entro il 31 dicembre della seconda versione del tachigrafo intelligente. Un anno sfidante dunque non solo per l’industria di produzione, che ha dovuto far fronte ad una domanda importante, ma soprattutto per gli operatori di settore e l’intero comparto dell’autotrasporto, chiamato a gestire per tempo la scadenza. Com’è andata? A dare una risposta alle nostre domande è Alessio Sitran, Manager Legal Requirements di VDO, che meglio di altri conosce il tema ed è da sempre impegnato in prima persona nella titanica opera di sensibilizzazione nei confronti di chi vorrebbe piuttosto dimenticare l’avanzare della tecnologia, e i necessari investimenti da attuare per poterne massimamente beneficiare.

Alessio Sitran, a ridosso della scadenza del 31 dicembre stabilita per il passaggio alla seconda versione di tachigrafo intelligente, la Commissione europea ha aggiunto due mesi di tolleranza per permettere alle aziende inadempienti di rimediare. Fino a fine febbraio sono state dunque congelate le sanzioni?

Esattamente. La norma sul retrofit alla seconda versione del tachigrafo intelligente è stata emanata e non è modificabile, e quindi il 31 dicembre è partita la sua obbligatorietà, ma si è ritenuto opportuno introdurre un ‘educational learning period’ di due mesi, quindi un periodo di avvicinamento, fino al 28 febbraio, che ha portato con sé un invito agli organi di controllo a non applicare le sanzioni nei confronti degli inadempienti. C’è stata quindi una sorta di apertura non solo a livello comunitario, ma anche degli stati membri responsabili della definizione delle attività di controllo. Attenzione, perché l’obbligo di dotarsi del nuovo tachigrafo è già in vigore e dopo il 28 febbraio verranno anche applicate le sanzioni: l’invito rimane dunque sempre quello di non attendere l’ultimo minuto per retrofittare. È un appello che abbiamo reiterato spesso e volentieri nell’arco dell’ultimo anno proprio perché sappiamo quanto sia complesso gestire il fermo del mezzo e il cambio del tachigrafo, soprattutto in presenza di parchi veicolari importanti. Abbiamo sempre consigliato, e continuiamo a farlo, di procedere in occasione della calibrazione periodica dello strumento che deve essere sostituito, in modo tale da risolvere la pratica in un’unica seduta.

Rimane invariata l’altra scadenza normativa prevista per quest’anno.

Sì, il 2025 introduce al 18 agosto la seconda scadenza del Pacchetto Mobilità, che riguarda la stessa categoria di veicoli, e cioè quelli adibiti a trasporto internazionale e sopra i 35 quintali, però dotati di tachigrafi intelligenti di prima versione quindi immatricolati tra il 15 giugno 2019 e il 21 agosto 2023. È importante però anche ricordare che esiste a calendario un altro retrofit, tutto italiano, che riguarda i veicoli immatricolati tra il 21 agosto e il 31 dicembre 2023, nel lasso di tempo cioè in cui era entrato in vigore l’obbligo di installare la versione due, ma la disponibilità di prodotto non era ancora sufficiente a soddisfare la domanda iniziale. Bene, anche questi mezzi devono retrofittare entro il 18 agosto 2025. Entro il 1° luglio 2026 poi l’ultimo step, quello che riguarda il mondo dei leggeri impegnati nel trasporto internazionale. 

Tornando al ‘periodo di apprendimento’, la necessità di prevederlo può essere letta come una conferma del fatto che le aziende di trasporto siano piuttosto restie ad effettuare il retrofit? Forse serve spiegare ancora una volta come il nuovo tachigrafo porti con sé un importante valore aggiunto in termini di taglio dei costi, sostenibilità e sicurezza?

Effettivamente a fine anno ci siamo sentiti un po’ come se avessimo esaurito le armi a nostra disposizione, e invece ciò che dobbiamo fare oggi è ricaricare e proseguire: sensibilizzando, ma di più, educando il comparto. Io mi rendo conto di quanto possa non essere facile da gestire il fatto che allo scoccare di una mezzanotte scatti un obbligo che poco prima del giro di lancetta non c’era, però è anche vero che non è stata una mezzanotte qualunque, questa norma era in vista dal 2021 e quindi c’era tutto il tempo per programmare tempi e costi dell’adempimento. La riflessione che possiamo fare è che il tema non investe solamente chi costruisce il tachigrafo e l’operatore di trasporto, ma tutti gli attori, anche istituzionali, della filiera. Il tachigrafo oggi non è più solo uno strumento di registrazione dell’attività del conducente, ma una piattaforma che persegue logiche di efficientamento del parco circolante dispiegando i suoi benefici effetti a 360 gradi, e quindi non solo nei confronti del trasportatore, ma anche del suo committente e dell’ambiente esterno, perché una flotta ben organizzata inquina meno ed è più sicura. Ma soprattutto, e torno a parlare ai trasportatori, ha minori costi di esercizio. Ecco, la compliance alla normativa deve essere letta come un nuovo vantaggio competitivo. 

Che poi la piattaforma condivisa con l’organo di controllo rende omogenea la comprensione del dato tachigrafico, e anche questo è da vedere come un vantaggio competitivo.

Esatto, chi si adegua è come se operasse sulla stessa ‘lunghezza d’onda’ degli organi di controllo. Anche le forze dell’ordine sono state infatti obbligate, a partire dal 18 agosto 2024, a dotarsi di tecnologie capaci di leggere i dati del modulo DSRC. Non hanno in mano uno strumento di controllo da remoto in grado di far partire le sanzioni in maniera automatica – questo è importante precisarlo – ma solo la possibilità di verificare preventivamente, con il veicolo in movimento, se il tachigrafo è correttamente funzionante. Poi, in caso di controllo allora lì sì andranno a verificare i parametri sui tempi di guida. Se un trasportatore è a posto con il tachigrafo avrà dunque meno probabilità di venire fermato, e può prevederlo in anticipo, con tutti i vantaggi, in termini di risparmio di tempo e di potenziali problemi,che una mancata ispezione porta con sé. Competere grazie al rispetto della norma: questa è la portata rivoluzionaria del nostro tempo. Oggi le aziende che preferiscono tagliare i costi evitando gli investimenti, anche quando significa contravvenire alla normativa, invece di essere adempienti, lavorare sulla qualità e ottenere alla fine un maggior guadagno, sono destinate a venire escluse dal mercato. 

Sì perché ad attenderci abbiamo tra l’altro un anno decisamente impegnativo…

Le sfide non mancano e le variabili che influenzano lo scenario sono molto spesso esogene, quindi non dipendono dal controllo della singola industria o del singolo operatore: oggi tra l’altro la loro interazione è molto più articolata rispetto al passato, basta considerare gli shock macro che si sono verificati a partire dal 2001, in poco meno di 25 anni, e raffrontarli con quelli della seconda metà del secolo scorso. È impressionante constatare non tanto la loro maggior valenza numerica, quanto piuttosto la loro natura estremamente diversificata, geopolitica, economica, ambientale, finanziaria. Un contesto complesso su cui oggi gioca un ruolo fondamentale l’evoluzione normativa, e soprattutto quella digitale. Oggi l’intelligenza artificiale è realtà, e questo sta avendo impatti importanti non solo a livello di strumenti, ma soprattutto di competenze e di strutture organizzative delle aziende.

Stiamo andando sempre più verso uno scenario articolato su tante sfide/opportunità che vanno affrontate con una visione di filiera capace di lavorare all’unisono sulla base di un approccio strategico, di una visione quindi di medio e lungo periodo in grado di accompagnare il comparto verso il futuro, e di farlo in maniera sostenibile sì, ma anche competitiva. Tutti noi siamo coinvolti nella grande sfida della transizione, con la necessità di investire sui diversi powertrain e di avere adeguati ritorni, e questo crea complessità non solamente per chi deve lanciare il proprio prodotto sul mercato, ma a maggior ragione per l’utente finale, chiamato ad avere le competenze per operare una scelta corretta. Questo bisogno di conoscenza deve necessariamente appoggiarsi anche su un solido partenariato pubblico-privato nell’ambito del quale il mondo istituzionale e quello economico trovino finalmente un punto di incontro. Io sono sempre stato un sostenitore del concetto del ‘possibile adiacente’: l’innovazione arriva in maniera graduale, non nasce mai all’improvviso, ma trae frutto dal lavoro precedente, dalla sommatoria dello sforzo di tutti gli attori in scena: quello che è importante ricordarsi è che lavorare occupandosi ognuno del proprio pezzettino non aiuta, le sfide sono troppo complesse per non essere affrontate insieme. 

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