Maurizio Cagno, Brigade Italia: salvare vite è la nostra missione

2 Aprile 2025
5 mins read

Intervista a Maurizio Cagno, amministratore delegato Italia

Nata in Inghilterra nel 1976, Brigade Electronics si è imposta in questi anni come leader tra i fornitori di sistemi di sicurezza per i veicoli industriali, rivolgendo la sua attenzione non solo nei confronti del prodotto on road, ma anche di quello off road. Dall’headquarter alle porte di Londra la società ha esteso nel tempo il suo raggio d’azione a tutto il mondo diventando una multinazionale, con filiali presenti nei maggiori Paesi europei e in Nord e Sud America, oltre che attraverso partnership con distributori nazionali in tutti i continenti. All’espansione territoriale è corrisposto negli anni un intenso sviluppo della gamma, che oggi prevede sistemi di ausilio alla manovra, quindi monitor e telecamere, sistemi di riconoscimento ostacoli come radar e ultrasuoni, e molte altre tecnologie che hanno tenuto il passo tanto delle richieste del mercato quanto dell’evoluzione dell’elettronica e della normativa. Sulla visione e le strategie di quest’azienda che fa della sicurezza di tutti gli utenti della strada il suo faro illuminante, intervistiamo Maurizio Cagno, amministratore delegato della filiale italiana. 

Maurizio Cagno, a quali aziende si rivolgono i prodotti Brigade?

Nel ventaglio dei nostri clienti trovano posto sia gli utilizzatori finali, flotte o municipalizzate, che gli allestitori e gli OEM, tutte realtà alle quali oggi siamo in grado di fornire un paniere molto vario di prodotti, essendoci negli anni  dedicati a sviluppare diverse tipologie di sistemi non solo legate al nostro core business – monitor e telecamere – ma anche ad altre applicazioni per le quali magari deteniamo piccole quote di mercato, presidiandole però con un altissimo livello di qualità. Non credo serva sottolineare come la domanda di elettronica sia in tutti i campi massimamente indirizzata dal discorso prezzo, con tanti settori presi d’assalto da prodotti di basso livello: ecco, in quei casi preferiamo lasciare il business ad altri.

Tornando ai nostri clienti, e in particolare agli utilizzatori finali, si può dire che il nostro lavoro nei loro confronti si dispieghi su più livelli. Intanto fa parte della nostra missione andare a spronarli, ad evidenziare loro le alternative da poter richiedere direttamente al costruttore o all’allestitore. Questo fa sì che la domanda del cliente non debba per forza corrispondere sempre all’installazione di un prodotto Brigade, ma la nostra azione sarà comunque stata portatrice sana di un potenziale business che avremo noi o i competitor. Negli ultimi tempi ci stiamo spingendo oltre questa dinamica, intervenendo anche nei confronti della politica: abbiamo contatti con sindaci e amministrazioni pubbliche cittadine per esortarle ad introdurre normative che vadano nel senso della tutela della sicurezza dell’utente della strada. Al di là dell’aspetto commerciale è una battaglia che portiamo avanti per il nostro principale obiettivo: salvare vite umane. E per farlo dobbiamo quanto meno iniziare dall’informare operatori privati e pubblici che volendo, la tecnologia c’è e basta solo richiederla.

Continuando il discorso, nel luglio 2024 è entrato in vigore il regolamento GSR 2: quale impatto ha avuto sul vostro business?

La normativa ha avuto un impatto positivo sulla mentalità del settore, consentendoci di andare a lavorare intanto con successo nei confronti di tutte quelle aziende che non sono nelle condizioni di utilizzare i prodotti che arrivano standard sui truck, e che quindi richiedono modifiche. I costruttori non rispondono per una questione di costi, e qui si gioca la nostra partita. Le flotte non sono, come ben sappiamo, tutte costituite da veicoli di nuova immatricolazione e, un po’ per la volontà di mettere tutti gli autisti nelle stesse condizioni di lavoro, ma anche per una certa lungimiranza in vista di un eventuale futuro cambio della normativa, i fleet manager cominciano ad interessarsi all’idea di operare i retrofit, inserendo sui veicoli più anziani sistemi di sicurezza moderni.

Oggi il parco circolante italiano è composto da circa un milione di veicoli, e di questi sono meno di 30.000 quelli immatricolati dopo l’entrata in vigore della normativa: avere dispositivi anche sui mezzi più datati significa evitare un maggior numero di incidenti gravi. E sul punto sono tante le aziende che non si lasciano tentare dall’idea di equipaggiare i loro veicoli con prodotti di fascia bassa, dubbiosi rispetto all’affidabilità dei sistemi più economici. Il messaggio è che oggi non c’è bisogno di cambiare il 100 per cento della flotta per mettersi in casa sistemi di sicurezza adeguati, ma è possibile intervenire in aftermarket mantenendo lo stesso livello di qualità del primo equipaggiamento. I nostri sistemi infatti, testati con TÜV e Dekra, sono in linea con il GSR 2, e volendo siamo una delle poche aziende che mette a disposizione di chi li voglia leggere i test completi: è una soddisfazione per noi anche dimostrare che gli investimenti sono stati spesi nel miglior modo, e cioè per fare passi avanti sul fronte della tecnologia, e quindi della sicurezza.

L’intelligenza artificiale gioca un ruolo fondamentale nella vostra offerta di servizi: quali le ultime frontiere e verso quali obiettivi state camminando?

Tutta la parte di intelligenza artificiale è un lavoro che abbiamo sviluppato negli ultimi due anni e riguarda le telecamere, che possono rilevare l’ostacolo e distinguere le persone dalle cose, e i radar che grazie ad algoritmi avanzati sono in grado di individuare fino a 30 metri in posteriore e fino a 7 in anteriore dove si trova, ad esempio, il ciclista, calcolando la posizione del mezzo, la sua velocità e il rischio di impatto. Quello che viene generato è un flusso di informazioni tale che l’autista non se ne rende conto, ma si sente più sicuro. Partiranno poi altri nuovi prodotti, indirizzati soprattutto a controllare il comportamento di guida dei driver: in generale la raccolta dei dati è stata storicamente ostacolata, soprattutto a causa di accordi sindacali poco chiari, ma oggi le aziende cominciano a richiederla, apprezzando il fatto che le informazioni vengano registrate per poter, anche in caso di incidente, avere la certezza di quanto è successo, se è stato un problema dell’autista, o di un ciclista che è passato con il semaforo rosso, o se la responsabilità è della morfologia del territorio: in questo modo si crea una connessione virtuosa e utile tra macchina, azienda e tecnologia.

Abbiamo fatto prima un riferimento alla vostra opera di sensibilizzazione nei confronti delle amministrazioni pubbliche italiane, qual è il riscontro?

Sì, stiamo aiutando i politici a capire l’intensità che devono avere nello spingere la normativa che è stata introdotta a Milano, e che nei prossimi mesi – ce lo auguriamo – verrà accolta anche da altre città italiane, a partire da Firenze. Anche a Milano, in realtà, c’era spazio per fare di più. Abbiamo partecipato attivamente agli incontri con la commissione tecnica per fornire indicazioni sui componenti da utilizzare, evidenziando le differenze significative tra i prodotti di base e quelli conformi al GSR 2. I tecnici hanno gestito la questione in modo esemplare, ma il Comune ha optato per una soluzione di compromesso, lasciando all’azienda una certa libertà di scelta. Questo ha portato, purtroppo, a una situazione in cui sono stati immessi in strada camion con sensori di dubbia qualità, non sempre funzionanti, ma almeno l’azienda ha rispettato le normative.

BIO

Nato a Pinerolo nel 1972, Maurizio Cagno si è laureato in Scienze dell’Economia e della Gestione Aziendale. Dopo aver accumulato una lunga esperienza nel settore automotive, ha successivamente intrapreso la sua carriera nel campo dei veicoli industriali. È entrato in Brigade nel 2009, quando l’azienda fatturava 400.000 euro. Nel corso degli anni ha ricoperto diversi ruoli, assumendo progressivamente responsabilità nell’area commerciale, nell’engineering e nel marketing, fino a diventare amministratore delegato due anni fa. Oggi l’azienda conta 13 dipendenti e un fatturato di circa 8 milioni di euro, mentre a livello globale Brigade Electronics impiega 300 persone e genera un fatturato di circa 80 milioni. Hobby e sport? “Sono sposato e ho due figli, di 11 e 9 anni, che occupano gran parte del mio tempo libero, ma cerco comunque di dedicarmi alla mia passione per il surf”.

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