IVECO Intervista esclusiva a Massimiliano Perri, Direttore Generale IVECO Mercato Italia
Grande soddisfazione in casa IVECO per i risultati raggiunti nel 2024: il totale delle immatricolazioni di veicoli commerciali leggeri e pesanti ha superato il record dell’anno precedente, attestandosi su un valore vicino alle 26mila unità. Una base di partenza senza dubbio serena per continuare nei prossimi dodici mesi a declinare le strategie che vedono il brand affiancare i clienti con tutti gli strumenti idonei a contenere al massimo TCO e fermi macchina, e giocare la complessa partita con l’Europa. Ne parliamo con Massimiliano Perri, Direttore Generale IVECO Mercato Italia, che ci tratteggia un quadro preciso di ciò che è stato e di ciò che sarà.
Massimiliano Perri, come ha chiuso IVECO il 2024?
È stato un anno complesso, durante il quale abbiamo affrontato il cambio di tecnologia dettato dalla normativa GSR Step B. Non è la prima volta che gestiamo un momento di passaggio, la particolarità è stata il portafoglio lunghissimo con cui abbiamo dovuto fare i conti in questa occasione. È stato quindi necessario pianificare al centesimo veicoli, allestimenti e programmazioni di targa, perché da luglio in poi è stato possibile immatricolare in deroga soltanto il 30 per cento del targato dei 12 mesi precedenti. Una bella sfida. In generale il mercato è stato buono, perché tutta la T&V italiana è arrivata a quasi 95.000 pezzi, di cui circa 68.000 leggeri, 2.500 medi e 24.000 pesanti: sui pesanti c’è stato un piccolo calo – fisiologico, arrivavamo da quattro anni di crescita continua -, ma è rimasto comunque un mercato dai numeri importanti. Il risultato di IVECO è stato ottimo, perché siamo stati capaci di superare il record che ci aveva fatto chiudere il 2023 con oltre 25.000 targhe. Ci siamo avvicinati alle 26.000 immatricolazioni, un lavoro eccezionale svolto dalla nostra forza vendita e da tutto il team del mercato Italia. Motivo per noi di grande orgoglio soprattutto considerando la lunghezza della nostra catena di fornitura: circa il 70-75 per cento dei mezzi che vendiamo – e raggiungiamo il 90 per cento sui Daily – vanno poi allestiti, con le tempistiche e le complessità che hanno caratterizzato nell’ultimo anno le operazioni dei nostri partner.
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Come prevede che possa evolvere nel 2025 il mercato dei veicoli industriali?
Si verificherà un rallentamento, ma non c’è da meravigliarsi. Se prendiamo a riferimento il 2017-18-19 l’immatricolato italiano era di circa 70.000 targhe; il fatto che negli ultimi due anni il dato sia salito prima a 86 e poi a 95.000 è conseguenza di dinamiche cicliche di assestamento, in particolare dopo le problematiche originatesi in occasione della pandemia. Per cui è fisiologico un ritorno a numeri più contenuti, non si può crescere all’infinito. In ogni caso, se chiuderà, come penso, intorno alle 80.000 macchine sarà comunque un mercato forte.
Il 2025 segna una tappa importante nel percorso di transizione energetica disegnato dall’Europa: quali sono le vostre strategie per tagliare le emissioni ed evitare di incorrere nelle tanto temute multe di Bruxelles?
Sì, il 2025 è un anno cruciale nella storia del veicolo commerciale, visto che per la prima volta in assoluto si inizia a misurare la CO2. Un cambiamento epocale al quale si aggiunge una complessità di non poco conto: il periodo di misurazione è infatti differente tra la gamma leggera e pesante. Per La prima la misurazione è partita il primo gennaio e termina il 31 dicembre: in questo lasso di tempo le emissioni complessive dei veicoli venduti dovranno essere inferiori del 15 per cento rispetto alla media del mercato del 2021. Sulla gamma pesante, invece, si va dal primo luglio 2025 al 30 giugno 2026, con le emissioni che dovranno essere tagliate sempre del 15 per cento, ma rispetto alla media del 2019. IVECO già da diversi anni misura la CO2 del proprio immatricolato, e siamo pronti con le nostre strategie. Per quanto riguarda i leggeri, da tempo lavoriamo con l’eDaily e con il programma di noleggio GATE: facendo leva su questi due strumenti siamo confidenti di riuscire a rimanere nei limiti. Abbiamo già un portafoglio di ordini consistente, nonostante il mercato sia molto fiacco, al 2 per cento circa lo scorso anno. Sul pesante bisogna essere un po’ più creativi, se consideriamo che nel 2024 si sono registrati solo 22 veicoli elettrici, buona parte dei quali suppongo fossero demo. È un mercato che non esiste perché le tecnologie non sono mature per convincere il cliente a scegliere questo shift.
IVECO sta lavorando sul nuovo S-Way MY 2024 il cui motore, il nuovo Cursor XC13, assicura un taglio dei consumi fino al 10 per cento, e ne stiamo ottimizzando le configurazioni vendute, suggerendo ai nostri clienti gli equipaggiamenti utili a raggiungere la massima efficienza. Ad esempio, consigliamo gli specchietti retrovisori a telecamera, il nuovo Super Engine Brake, che ha sostituito il retarder e i pneumatici tripla A. In alternativa a questo gasolio così performante proponiamo l’alimentazione a gas, il cui vantaggio in termini di emissioni, nel caso di utilizzo di biometano, può arrivare fino al -121 per cento rispetto al motore diesel, come dimostrato da uno studio in collaborazione con il CNR. E infine avremo a disposizione durante il corso del 2025 i nostri pesanti elettrici, sia nella forma rigida che nella configurazione trattore, e con questi lavoreremo su scala europea, con particolare attenzione ai mercati più avanti con l’elettrificazione. Il nostro obiettivo, naturalmente, è di arrivare alle due scadenze con saldo multe pari allo zero.
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Quali sono state le maggiori difficoltà che avete raccolto dai clienti nell’esercizio della loro attività, e come i vostri prodotti e servizi li hanno aiutati a gestire meglio le loro problematiche?
In Italia esiste da tempo un processo di aggregazione che sta portando alla diminuzione delle piccole aziende a favore di realtà più strutturate, in grado di ottimizzare i costi grazie anche a flotte moderne e ad un approccio imprenditoriale. Come andiamo incontro a queste imprese? Loro hanno necessità di focalizzarsi sul loro core business, quindi il trasporto, e chiedono soluzioni sempre più customizzate ed evolute per ottimizzare il comportamento dei veicoli. Il nostro mestiere è oggi quello di fornire strumenti e di operare da consulenti cucendo su misura addosso al cliente il giusto pacchetto veicolo più servizi. Quello più apprezzato in questo momento è la manutenzione predittiva. Oggi il 100 per cento dei nostri veicoli è connesso, e quindi costantemente collegato con la nostra IVECO Customer Uptime Center di Torino dalla quale, leggendo i dati, siamo in grado di intercettare eventuali anomalie e anticipare i fermi macchina, contattando proattivamente il cliente e fissando un appuntamento presso l’officina più vicina. In questo modo nel 2024 abbiamo ridotto del 15-20 per cento i downtime imprevisti. Proponiamo poi una serie di preziosi servizi di consulenza sull’utilizzo del veicolo: oggi è difficile trovare autisti che abbiano esperienza e sappiano come guidare al meglio i veicoli altamente tecnologici di cui impugnano per ore il volante: con la nostra proposta di fuel advice e con i sistemi di sicurezza aiutiamo la flotta a ridurre il costo totale di esercizio. Tra l’altro quest’anno proseguiremo con il programma ‘Meno dieci per cento e lode’, andando a monitorare tutti i veicoli MY 24 uno per uno, e proponendo agli autisti suggerimenti per minimizzare i consumi e massimizzare la produttività.
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Tornando alla transizione: incentivi sì, incentivi no, qual è il suo pensiero?
Gli incentivi nella forma utilizzata fin qui non sono abbastanza efficaci e idonei a dare un aiuto concreto al necessario abbassamento dell’età media di un circolante che ormai è arrivato a circa 14 anni, con oltre 400.000 veicoli ante Euro 4. Sono numeri impressionanti perché questi mezzi non solo sono più inquinanti, parliamo di CO2 e soprattutto di ossidi d’azoto e di particolato, ma è la loro sicurezza che dovrebbe far suonare il campanello d’allarme. Per favorire il ricambio sarebbero necessari incentivi di lunga durata, ad esempio nella forma del credito di imposta, quindi non una somma di denaro elargita a spot, che poi va a incentivare solo qualche centinaio di veicoli, ma uno strumento programmatico in grado di premiare le aziende che investono e che innovano. In generale dovrebbe esserci maggior consapevolezza dell’importanza del settore, e un’agevolazione di sistema nei confronti delle aziende che decidono di investire su tecnologie alternative sempre più efficienti, in grado di far bene all’economia e all’ambiente.